In occasione del terzo Stage Nazionale della Karate Do Italia Kenkyūkai, si terranno nove lezioni (tre per ogni sessione di lavoro) interamente dedicate alla pratica del Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu.

La partecipazione è aperta a tutti gli interessati, alle stesse condizioni economiche previste per gli iscritti KDIK (20 euro intero stage!).

Lo stage si terrà il 4 e 5 dicembre 2010 a Parma, presso i locali del Centro Internazionale Danza di via Pasubio, 3/T.

Per ulteriori informazioni potete contattare:
Marco Forti
cell. 334.750.30.79
e-mail: marco.forti{at}koryu-uchinadi.it

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giovedì 4 novembre 2010
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Segnalo a tutti gli interessati la pubblicazione della traduzione di un articolo molto interessante scritto da Hanshi Patrick McCarthy per presentare il Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu al pubblico dei marzialisti italiani.

Il link all'articolo - che è disponibile anche in pdf per il download - è qui:
http://www.koryu-uchinadi.it/sezione-articoli/articoli/ku-ripristinare-le-vecchie-vie.html

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Fonte: ACSD Seishinkai Cesena

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Il Koryu Uchinadi è la sistematizzazione didattica moderna del Karate antico di Okinawa, arte non agonistica interamente volta alla difesa personale contro atti abituali di violenza fisica non schematici.

Composto da pratiche applicative antiche e altamente funzionali, il Koryu Uchinadi impiega un'impressionante collezione di tattiche di combattimento che spaziano dall’impatto percussivo alla manipolazione delle articolazioni, al controllo degli arti, alla pressione dei nervi e delle cavità non protette dalla struttura scheletrica, alla privazione del flusso di aria e sangue, alle tecniche di proiezione e di controllo di un avversario in posizione eretta o a terra.

I corsi, organizzati dall'ACSD Seishinkai, si tengono a Cesena, presso i locali del Centro Danza e Sport «Studio 524» con doppio ingresso da via Ravennate 524 e via Lepanto.
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giovedì 21 ottobre 2010

"Ma com'è possibile che ogni volta che ti dico che ci metterò più impegno, mi dici che ci vorrà più tempo?", chiese il ragazzo stupefatto. "La risposta è semplice [risponde il maestro]. Se un occhio è continuamente fisso sulla destinazione finale, resta solo l'altro occhio per cercare la Via".

Detto Zen

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mercoledì 6 ottobre 2010
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di Marco Forti

I RIFLESSI DEL CONFUCIANESIMO SULLE ARTI MARZIALI

Per oltre duemila anni tutti gli aspetti delle civiltà cinese e, di riflesso, giapponese sono state influenzate dal Confucianesimo; non deve meravigliarci quindi che anche le arti marziali ne abbiano subito l’influsso.
Oltre allo studio degli antichi classici, della calligrafia, dell’etichetta e della musica, lo stesso Confucio consigliava ai giovani il tiro con l’arco, di cui si dice fosse maestro, e la conduzione dei carri da guerra.
Il rituale che ancor oggi esiste nelle arti marziali è di stretta derivazione confuciana.
Ne fanno parte la cerimonia del saluto, il rapporto maestro-allievo e quello tra allievi anziani e nuovi allievi, il rispetto dei gradi, la cortesia, il rispetto per i capiscuola, il sentimento di riverenza verso il maestro. Tutto questo non come formalismo, ipocrisia o semplice esteriorità ma come manifestazione sincera di uno stato d’animo interiore.

Confucio scriveva:

“Di tutte le cose necessarie alla vita i riti sono la più importante.
Senza di essi non è possibile stabilire gli onori dovuti
agli spiriti del cielo e della terra,
distinguere il governante dal suddito, il superiore dal subordinato,
gli anziani dai giovani.
Il rispetto per gli altri e per sé stessi è la base dei riti.
Il coraggio non adeguato ai riti è violenza”.

Ciò ben si adatta alle arti marziali che, se private del loro millenario rituale, rischierebbero di perdere il loro spirito autentico diventando attività violente e diseducative o, nella migliore delle ipotesi, semplici sport.

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giovedì 16 settembre 2010

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di Marco Forti

Uno stato provvisto dei riti e della musica più appropriata avrebbe reso automaticamente i suoi cittadini sia virtuosi che felici: non sarebbero occorse leggi poiché non sarebbero mai nate dispute.
Altre importanti virtù confuciane sono rettitudine (yi), decoro, integrità e amore filiale: chi possiede tutte queste virtù diviene uno junzi o uomo superiore contrapposto all’uomo inferiore che agisce solo dietro lo stimolo del proprio utile personale.

Politicamente Confucio caldeggiò un governo di tipo paternalistico in cui il sovrano è benevolo e stimato e i sudditi sono rispettosi e obbedienti.
Un buon re, secondo Confucio, dovrebbe sempre aspirare alla perfezione morale al fine di rappresentare un buon esempio per il popolo e far sì che i sudditi rendano prospero il suo regno.
Quanto all’istruzione, Confucio sostenne la teoria, veramente sorprendente per il periodo in cui visse, secondo la quale ” non ci sono distinzioni di classe nell’istruzione”.

Dopo la morte di Confucio il pensiero confuciano venne promosso in particolare da altri due filosofi: Mencio e Xunzi.
Mencio, vissuto più di un secolo dopo Confucio, proseguì nella trasmissione degli insegnamenti etici di Confucio, ponendo in rilievo l’innata bontà della natura umana che poteva essere mantenuta seguendo i precetti confuciani.
Al contrario, Xunzi, vissuto nel III° secolo avanti Cristo, riteneva che ognuno nascesse con una natura malvagia, caotica e ingovernabile, ma che tale natura potesse essere rigenerata mediante l’educazione morale confuciana.

fine seconda parte …

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mercoledì 8 settembre 2010

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