a cura di: Marco Forti

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13. tekki ni yotte tenka seyo
(apporta cambiamenti in accordo al tuo avversario)

Esistono molti detti che sottolineano l'importanza della capacità di adattamento: "adatta il discorso alle capacità di comprensione di chi ti ascolta" e ancora "quando viaggi, adeguati agli usi del luogo che visiti".
Questo principio è strettamente correlato col successivo, entambi si riferiscono all'aspetto mentale del confronto.

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fine quattordicesima parte ....

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giovedì 29 ottobre 2009

a cura di: Marco Forti

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12. katsu kangae wa motsu na makenu kangae wa hitsuyo
(non pensare di dover vincere, pensa piuttosto di non dover perdere)

Uno degli ultimi insegnamenti dello Shogun Ieyasu Tokugawa recita: «sapendo solo come vincere senza sapere come perdere porta all'autodistruzione».
L'attitudine mentale che prende in esame la sola possibilità di vittoria provoca un eccessivo ottimismo e causa impazienza e insofferenza. I praticanti che pensano solo di poter vincere perdono il loro senso di umiltà ed iniziano a ignorare o sottovalutare gli altri; un comportamento che può creare molte inimicizie.
La miglior attitudine consiste nel basarsi sulla consapevolezza delle proprie capacità e sulla ferma risoluzione di non perdere indipendentemente dall'avversario da fronteggiare, sempre mantenendo un atteggiamento rispettoso e cercando di evitare inutili "frizioni" con gli altri.
Seguite il detto: «Quando un artista marziale è arrabbiato anche le bestie feroci si allontanano impaurite ma quando sorride anche i bimbi più piccoli corrono da lui». Un samurai codardo appare duro all'esterno ma è debole all'interno; il samurai coraggioso è gentile all'esterno e forte all'interno.
Il Karate-do è l'Arte Marziale dei gentiluomini. Il praticante deve tendere ad apparire gentile all'esterno ma forte e vigoroso al suo interno.

Focalizzare la propria attenzione sul concetto del "non perdere" ha punti in comune con il seguente passo scritto da Sun Tzu (da: L'Arte della Guerra):
Una strategia del comando non deve dipendere dall'attacco degli avversari ma piuttosto dalla capacità di saperlo attendere e fronteggiare quando si verificherà. Non deve dipendere quindi dal fatto che il nemico non attacchi ma dal non essere vulnerabili al suo eventuale attacco.
Un ammonimento, quello di essere sempre preparati, ampiamente applicabile ad ogni aspetto della vita quotidiana.


fine tredicesima parte ....

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martedì 20 ottobre 2009

a cura di: Marco Forti

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11. karate wa yu no goto ku shitaezu
natsudo wo ataezareba moto no mizu ni kaeru

(Il karate viene tenuto vivo col fuoco dell'anima.
Il Karate è come l'acqua calda, senza calore si raffredda)

Studiare attraverso la pratica è come spingere un carro su una collina,
se rallenti, il carro scivolerà indietro.

proverbio giaponese

In tutti gli studi la concentrazione continua e la diligenza sono gli strumenti che conducono al successo.
Non ha senso iniziare lo studio del Karate-do con lo spirito di chi si ferma spesso sul ciglio di una strada per riposarsi mentre percorre la via del ritorno.
Una pratica saltuaria non è sufficiente.
Così come l'acqua calda ha bisogno di calore costante per non raffreddarsi, solo l'allenamento continuo consentirà di assaporare, nella mente e nel corpo, i frutti della Via.

fine dodicesima parte ....

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mercoledì 14 ottobre 2009

a cura di: Marco Forti

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10. arai-yuru mono wo karate-ka seyo, soko ni myo-mi ari
(applica lo spirito del Karate a tutte le azioni - in questo sta la sua bellezza)

Un colpo di pugno o un calcio, dato o preso, può significare la vita o la morte. Questo concetto forma lo spirito del Karate do.
Se tutti gli aspetti della vita vengono approcciati con questo spirito di serietà, tutte le sfide possono essere vinte e tutti i momenti duri possono essere superati.
Quando i praticanti affrontano la durezza che la vita può riservare loro con il giusto atteggiamento, scopriranno come risolvere i problemi attingendo alle proprie capacità.
Arriveranno alla consapevolezza del meraviglioso potere che nasce dal continuo sforzo per migliorare la mente e il corpo attraverso la Via del Karate e apprezzeranno la bellezza di questo cammino.

fine undicesima parte ....

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lunedì 5 ottobre 2009

a cura di: Marco Forti

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9. karate no shugyo wa issho de aru
(il karate si pratica tutta la vita)

Non c'è punto di arrivo a marcare il termine dell'allenamento nel Karate, c'è sempre un livello successivo. Per questa ragione i praticanti dovrebbero continuare l'allenamento per tutta la vita.
La vera Via dell'allenamento è una strada senza fine. Aver studiato tutti i kata e le tecniche di parata non costituisce vero allenamento senza il continuo sforzo per migliorarle.
Un brano del famoso Hagakure sottolinea quanto affermato:
«In un racconto su un anziano maestro di spada si parla degli stadi dell'allenamento di una vita.
Al livello più basso, sebbene ci si alleni, non ci sono risultati positivi e si tende a non stimare sé stessi né gli altri. In questa fase non si è di aiuto a nessuno.
Nello stadio intermedio, sebbene non si sia ancora di aiuto, ci si rende conto delle proprie imperfezioni e si riconoscono gli errori degli altri.
Nello stadio elevato si ha consapevolezza delle proprie capacità e ci si sente orgogliosi quando si raggiungono i risultati prefissati, si elogiano gli altri quando riescono e ci si sente dispiaciuti quando sbagliano. Si ha un'alta stima per gli altri. Per la maggior parte delle persone questo rappresenta il livello finale.
Ma se si prosegue verso il livello successivo, molto più elevato, si incontra una Via superiore. Se si decide di seguire questa Via ci si rende finalmente conto che non c'è fine. Tutte le considerazioni sull'essere arrivati molto avanti svaniscono e appaiono ai nostri occhi tutte le nostre imperfezioni. Si vive senza brama per i successi terreni né si sente la necessità di apparire umili.
Yagyu disse che non conosceva il modo per sconfiggere gli altri ma conosceva il modo per vincere se stesso - consiste nel cercare oggi di essere migliore di ieri e domani ancora migliore di oggi - lavorando in questo modo ogni giorno, per tutta la vita.»
Seguire questa strada senza fine, cercando ogni giorno di essere migliore del precedente, per tutta la vita, è la vera rappresentazione della Via del Karate.

fine decima parte ....

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giovedì 24 settembre 2009

a cura di: Marco Forti

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8. dojo nomino karate to omou na
(il karate si vive anche fuori dal dojo)

Il vero scopo del Karate do è migliorare e nutrire la mente e il corpo. Coltivare il proprio spirito e la propria attitudine mentale inizia con la pratica nel dojo (luogo di allenamento) e non deve terminare con la fine degli esercizi fisici e mentali. In realtà deve continuare fuori dal dojo, nel corso della nostre attività quotidiane.
Al contrario, gli effetti del mangiare e bere in eccesso e delle altre abitudini nocive alla salute che si seguono fuori dal dojo, si ripercuotono inevitabilmente sulla nostra pratica affaticando corpo e mente e rendendo impossibile il raggiungimento dell'obiettivo prefissato.
Sia all'interno che all'esterno del dojo, i praticanti di Karate do devono sempre ambire allo sviluppo e all'allenamento del corpo e della mente.

fine nona parte ....

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mercoledì 16 settembre 2009

a cura di: Marco Forti

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7. wazawai wa getai ni shozu
(le calamità derivano dalla negligenza)

Questo ammonimento può essere applicato a molti aspetti della vita. Il novantanove per cento degli incidenti stradali sono riconducibili a negligenza.
Al lavoro un po' di sonnolenza può compromettere importanti ricerche provocando risultati inattendibili o addirittura l'incapacità di produrre risultati.
Lo stesso vale in guerra, sia in uno scontro tra diverse armate che nel caso di combattimento individuale. Una preparazione negligente porta al disastro.
Per evitare che i nostri sforzi vengano vanificati dobbiamo esaminare costantemente le nostre azioni ed essere cauti sul metodo, mantenendo sempre viva la consapevolezza che "le calamità derivano dalla negligenza".

fine ottava parte ....

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giovedì 10 settembre 2009

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